News ed Eventi

Visita Pastorale

Pubblicato il 23/05/2017 alle ore 20:30 [Visite: 62]

La settimana dal 28 maggio al 3 giugno, S.E. il Vescovo è stato in visita pastorale presso la nostra comunità.

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Festa Patronale

Pubblicato il 23/05/2017 alle ore 20:24 [Visite: 12]

Si è conclusa lo scorso 30 maggio la festa patronale

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Archivio Multimediale

Calendario Eventi

Il Consiglio Pastorale



l consiglio pastorale parrocchiale (CPP) è organizzato in commissioni, ciascuna delle quali opera in un determinato ambito della vita comunitaria, organizzando attività ed iniziative di vario genere.

Le finalità del CPP, la sua struttura, e le regole alla base del funzionamento delle commissioni è descritto nello statuto del CPP

Clicca qui per leggere lo statuto e le finalità del CPP.



Foto che raccontano alcune delle attività che ordinariamente vedono impegnata la comunità sono riportate nella sezione galleria foto.



Il Consiglio Pastorale - Giovani

La commissione giovani è uno organismo dedicato alla cura delle fasce giovanili. La commissione si fa interprete dei bisogni di socializzazione e crescita dei giovani, offrendo opportunità incontrarsi e dialogare, condividere il dono dell’amicizia; promuovere le sane potenzialità giovanili finalizzate al rinnovamento morale della comunità; organizzare iniziative sportive e ricreative che coinvolgano principalmente la relativa fascia e/o la comunità, secondo gli obiettivi dell'Art.40-41 dello statuto del Consiglio Pastorale. La commissione organizza iniziative di interesse per il proprio settore e collabora con le altre realtà operative per la promozione socio-culturale-pastorale. Esercita responsabilmente la gestione del centro sociale giovanile situato presso il Centro Socio-Pastorale. Alcune delle iniziative più rilevanti, in collaborazione con la commissione catechesi, sono: il Carnevale, i giochi estivi di San Benedetto, la festa di San Nicola e altre iniziative in prossimità del Natale, la recita dei bambini.

Il Consiglio Pastorale - Società e Cultura

L'organismo preposto all'attenzione delle problematiche sociali ed alla promozione delle iniziative culturali è la commissione socio culturale i cui obiettivi si rimanda agli Art. 35-39 dello statuto del Consiglio Pastorale. La commissione recepisce le linee guida della "Gaudium et Spes" del Concilio Vaticano Secondo, nonchè degli altri documenti del magistero sociale per proiettare l'attenzione sulle realtà del territorio. Tende a promuovere uno sviluppo sociale che pone la persona al centro di ogni attenzione per favorirne il suo sviluppo integrale. Con la tensione ideale di incarnare la fede nel concreto storico, vissuto, ha iniziato la sua attività alla fine del 1989, dando vita a diverse iniziative tra cui: -Progettazione e partecipazione alla costruzione dell'attuale Centro Socio Pastorale.

Il Consiglio Pastorale - Caritas

La Commissione Caritas esercita il servizio della carità individuando ed assumendo nel proprio programma le categorie di povertà antiche e nuove. Assiste e conforta coloro che sono privi del pane quotidiano, distribuisce sostanze ed alimenti che gli pervengono dai fedeli o dalla diocesi assumendo come criterio inequivocabile ed assoluto la destinazione a persone veramente indigenti o famiglie povere in proporzione ai loro relativi bisogni. Si prende cura degli ammalati e dei disabili, degli anziani e delle persone sole portando il sollievo della fede e la testimonianza di un sincero affetto fraterno.

Il Consiglio Pastorale - Liturgia

L'organismo preposto a curare e nutrire la vita liturgica della comunità è la Commissione per la liturgia ed il culto. La commissione ha come obiettivo primario quello di animare la comunità promuovendo la soggettività dell’assemblea nelle celebrazioni, la partecipazione autentica e responsabile alla celebrazione dei sacramenti, della liturgia delle ore, la cura degli altri atti di culto: sacramentali, venerazione della Madonna e dei Santi; essa promuove e coordina, inoltre, il servizio del coro parrocchiale che non sostituisce bensì arricchisce, stimola e guida la partecipazione dell’assemblea, nelle varie espressioni celebrative, con l’uso di canti idonei al tema liturgico ed alle altre circostanze rituali (Art. 27). La commissione infine promuove iniziative atte ad alimentare, nelle forme più opportune, altri mezzi di santificazione quali: la preghiera; le opere di carità e di penitenza; i sacri e pii esercizi che contempla anche la tradizione locale purchè non contrari alle norme della Chiesa (Art. 26).

Il Consiglio Pastorale - Catechesi



Di seguito è riportato un elenco di siti di interesse:



http://www.noicattolici.it

http://www.qumran2.net

http://www.lachiesa.it

http://www.pastoralespiritualita.it

http://www.vangelodelgiorno.org

http://www.videograficapastorale.it

http://www.maranatha.it

http://www.kolbemission.org

http://www.netcrim.org

http://www.tiraccontolaparola.it

http://pgfma.wordpress.com

Il Consiglio Pastorale - Economia

La principale finalità della Commissione per gli Affari Economici l'impiego di tutte le risorse economico-strutturali per l’espletamento delle attività pastorali e la conservazione del patrimonio storico-artistico- architettonico-archeologico (Art. 15 dello statuto). Ulteriori responsabilità ed incarichi comprendono (Art. 19): - verifica e l’approvazione del consuntivo mensile; - trasmessione del bilancio consuntivo annuale all’Ordinario Diocesano; - consegnare fedelmente le somme derivanti da altre giornate di sensibilizzazione; - garantire alla comunità la trasparenza dei bilanci; - promuovere idonee forme di sovvenzionamento per le esigenze della comunità, anche con la generosa prestazione del volontariato; - affidare i lavori seguendo la normativa civile in materia anche per i dipendenti, can. 128653; - assicurare all’Ordinario la piena disponibilità alle esigenze di verifica dell’amministrazione.

L'Oratorio


Partiranno al più presto tre laboratori, che scandiranno le attività dell'Oratorio nel corso dell'anno:

Laboratorio per Animatori:
le attività di questo laboratorio comprenderanno tutto quanto serve per la preparazione degli animatori.
Sarete impegnati per 1) preparare i giochi sia per l'animazione domenicale che per il supporto ai catechisti durante la settimana; 2) organizzare l'animazione in occasioni particolari; organizzare feste 3) creare nuovi giochi e cercare nuove forme per educare giocando; 4) crescere, attraverso un percorso che vi vuole non semplici "intrattenitori" o baby-sitter, ma "educatori", che si sanno divertire e far divertire, al tempo stesso sono attenti alla crescita dei loro "fratellini" minori.




La Confraternita



La confraternita di San Castrese nasce nel 1907, come associazione di fedeli avente come scopo primario l'esercizio delle opere di carità ed il supporto alle esigenze di culto. La confraternita commemora la sua costituzione ogni anno, il 10 febbraio, giorno della dedicazione della Chiesa Parrocchiale, e vigilia della festa patronale di San Castrese.

La confraternita è presieduta dal priore. Quest'ultimo è coadiuvato da due assistenti (primo e secondo assistente), da un segretario ed un tesoriere.



Nella galleria foto sono visualizzabili le foto della Confraternita di San Castrese.

Il Centro Pastorale


Il Centro-socio pastorale, ubicato nella zona retrostante la chiesa parrocchiale, è un complesso di opere costruito negli anni a support delle attività sia di carattere sociale che pastorale della comunità di San Castrese. Oltre all'ordinario supporto alle attività pastorali, questo luogo offre alla comunità uno spazio in cui incontrarsi per attività di ogni genere (attività oratoriali, corsi di ballo, animazione, calcetto) o in occasione di feste estive.

Una descrizione delle attività promosse dal centro è presente nella sezione .

In è invece descritta la storia del centro socio-pastorale, come è nato e cosa rappresenta per la nostra comunità.

Lo statuto del centro socio-pastorale è riportato in .

Alcune immagini delle strutture sono riportate nella sezione "Galleria Foto Centro Socio Pastorale.

Attività del Centro Socio Pastorale


- Estate Sancastresana
   L'Estate Sancastresana è una mainfestazione che occupa tutte le domeniche del mese di Agosto e    alcune domeniche iniziali di Settembre. Tale manifestazione    raccoglie la comunità presso il CSP per    delle serate musicali con degustazione di prodotti della cucina locale.

- Carnevale: Ballo in maschera per adulti

- Festa della Donna

- Festa degli Anziani

- Festa della Birra

- Giochi di S. Benedetto

- Attivit&ageave Sportivie(bocce, pallavolo, calcio a 5)

- Recita Epifania

- Concerti

- Conferenze e incontri comunitari

- Offre ospitalità per compleanni, lauree, ecc...

- Accoglienza gruppi ecclesiali

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Storia del Centro Socio Pastorale

A supporto delle varie attività sia carattere sociale che pastorale della comunità di San Castrese sorge, nella zona retrostante la chiesa parrocchiale, il complesso di opere noto come Centro-Socio Pastorale. Oltre all'ordinario supporto alle attività pastorali, questo luogo offre alla comunità uno spazio in cui incontrarsi per attività di ogni genere (attività oratoriali, corsi di ballo, scuola di tae kwon do, animazione, calcetto) o in occasione di feste estive. Una descrizione delle attività promosse dal centro è presente nella sezione "Attività". Il centro socio-pastorale è stato sin dall'inizio un punto di riferimento per la comunità sancastresana; luogo di incontro e di scambio per bambini, giovani ed anziani che ha determinato nel tempo un miglioramento complessivo della qualità delle relazioni sociali e dell'azione pastorale degli operatori nella comunità. Tuttavia, al di là dell'importanza che un tale complesso assume oggi ed eventualmente nel futuro del popolo sancastresano dal punto di vista sociale e pastorale, assumono un significato particolare le tappe che hanno portato alla realizzazione del centro e ciò che esso ha rappresentato dal punto di vista storico-culturale. Il centro, dagli anni in cui era solo un progetto, un'idea (parliamo di prima del 1989), fino ai giorni nostri, ha sempre rappresentato un luogo in cui la comunità poteva esprimere tutto il suo potenziale ed essere essa stessa protagonista della propria trasformazione culturale e di mentalità un'occasione per rendersi in grado di costruire la propria storia, senza invece passivamente subirla. Esso pertanto, oltre a rappresentare un organo complementare e di supporto all'azione del consiglio pastorale ed un importante luogo di aggregazione sociale, è al tempo stesso un testimone privilegiato della storia recente del nostro popolo, in quanto coglie e racconta il passaggio (e la graduale presa di coscienza) da una mentalità che confinava la fede e la Chiesa in una dimensione meramente privatistica alla consapevoelezza del ruolo pubblico che la comunità cristiana poteva e doveva avere, come specchio di una "Chiesa" protagonista nella storia. I documenti conservati nell'archivio parrocchiale raccontano in parte questa storia e testomoniano l'impegno e la dedizione di tante persone che hanno condiviso un progetto (all'epoca avremmo detto un sogno); un progetto di cambiamento, di svolta, di rottura col passato, di condivisione fraterna, di crescita comune, animati com'erano dalla volontà di costruire, di creare, di edificare, mettendo ciascuno da parte i propri interessi. Non solo volontariato, commentò mons. Nogaro, ma "Fermento ecclesiale".
E' interessante estrapolare da questi documenti alcuni passi utili a delineare il contesto in cui prese vita l'idea di un centro socio-pastorale, che iniziò a concretizzarsi nel 1989, e le motivazioni che spinsero il consiglio pastorale ad avviare questo progetto, per certi versi utopico. Dal documento di "Richiesta ritrasferimento beni" al Vescovo mons. Nogaro del 11 dicembre 1989 "la comunità di san castrese eredita una situazione poco confortevole determinata da una religiosità di tipo tradizionale in cui gli aspetti emergenti sono la devozione di stampo indivisualistico, un eccessivo ricorso al culto dei santi, dei defunti e l'immagine di un "Dio" di cui se ne coglie soltanto l'onnipotenza atta ad intervenire secondo i bisogni naturali. In questa religiosità si intravede la "grazia" come intervento sulla natura che modifica il proprio corso per la salute diegli individui. La "Salute Eterna" vista solamente come realtà da venire esculdendo in qualche modo il Kairos del regno, si raggiunge con il proprio sforzo consistente in buone azioni e preghiere che soddisfano la sete di adorazione di un Dio che sta a guardare. La pratica religiosa quindi risulta essere un investimento assicurativo per un riposo eterno dalle precedenti fatiche terrene. Il grande concorso occasionale di popolo si giustifica per adempimenti di precetti o tradizioni che rasentano manifestazioni folkloristiche o paganeggianti. L'aver segnalato i punti più salienti del retaggio socio-religsioo di questa comunità porta ad evidenziare con soddisfazione il risveglio in atto a tutti i livelli. [....].

Superando una visione di Chiesa- distributore di sacramenti, sovente in seno al consiglio pastorale ed alla comunità si avverte il bisogno di creare opere pastorali parrocchiali che garantiscono alla comunità uno spazio vitale che favorisca la crescita umana e cristiana delle persone, privilegiando le fasce dai bambini ai giovani. E' significativo che questi vengano a bussare ogni giorno alla casa parrocchiale sia per il catechismo che per esigenze di ritrovamento insieme costringendo talvolta il sacerdote a continui spostamenti per difficoltà di concentrazione o espeletamento dei suoi servizi. Il valido supporto alla catechesi mediante strutture educatico-ricreative manca: insomma non esiste nulla al di fuori della Chiesa e della casa parrocchiale che è quasi interamente adibita a soddisfare per quanto è possibile tali esigenze. L'Atmosfera che si respirava in quegli anni colpisce anche il Vescovo stesso, che, in occasione del Sinodo diocesano (28 novembre '89) si dice addirittura "commosso, per aver incontrato una comunità emergente", che con fervore progettava il proprio futuro. Prende corpo, dunque, in quegli anni questa ambiziosa idea e nel 1989 nasce la proposta di una Commissione Opere Pastorali esplicitamente dedicata a questo progetto. Poco dopo, si dà avvio alla realizzazione del primo tassello; un parco giochi per i bambini. Inizia un lavoro di sensibilizzazione delle famiglie che si impegneranno successivamente a bonificare lo spazio attiguo la scuola, a confine con la parrocchia, che, grazie al riscontro positivo dell'istituzione scolastica, consentirà ai bambini di avvalersi di uno spazio attrezzato durante l'orario scolastico. Nel maggio del 1990 viene convocata un'Assemblea, in seguito alla concessione del ritrasferimento del terreno da parte del Vescovo ed in seguito all'immediato rilascio di una parte del terreno di privati cittadini. La commissione opere pastorali fu costituita nel 6 ottobre 1990, mentre pochi mesi dopo nel 26 gennaio 1991 ne fu costituito il settore "volontariato".
C'è da dire che il cammino in questa prima fase non fu certo semplice o privo di difficoltà resistenze si dovettero superare dall'esterno della comunità ed anche dall'interno, queste ultime principalmente ascrivibili allo strappo, al cambiamento improvviso di mentalità che si stava proponendo in molti ambiti e che nel contesto su descritto faceva fatica ad imporsi. Proprio quei vecchi schemi di pensiero che si stava tentando di combattere determinavano, infatti, prese di posizione mirate a difendere interessi personali. Talvolta si trattava di interessi di ordine economico; altre volte, invece, si mirava a salvaguardare interessi di ordine "politico", dove un processo di formazione di coscienze libere da vecchie logiche clientelari e di subordinazione (e che fossero ben consapevoli dei propri diritti e dei doveri di chi li rappresentava) poteva dar fastidio ed era difficile da accettare. Alcune di queste difficoltà si protrarranno poi per anni, anche dopo la costituzione del centro, con campagne denigratorie di vario genere, o addirittura con esposti che risulteranno poi completamente infondati. A queste si aggiunsero ostacoli provenienti dall'esterno, ed in particolare dalla malavita organizzata. Nel 1993, per un probabile atto di ritorsione per l'impegno mostrato nella campagna di sensibilizzazione alla legalità, uno degli operai del cantiere venne addirittura "gambizzato": un episodio che sconvolse la comunità, ma che non incrinò la determinazione dei "volontari", che il giorno successivo erano di nuovo lì, sul cantiere, a manifestare la loro opposizione a logiche malavitose di ogni tipo e la loro fermezza nel proseguire. Nonostante queste complicazioni, a cui si aggiunsero le naturali difficoltà economiche che un tale progetto comportava, l'idea viene portata avanti con tenacia. Dopo le prime assemblee e la costituzione della Commissione per le Opere Pastorali suddetta, verso la fine del 1990 (ottobre) vengono superati gli ultimi ostacoli in ordine al rilascio dei terreni. I lavori del parco giochi proseguono e costituiranno la prima tessera conclusa del mosaico.
L'iter procede nell'anno successivo, anno in cui i giovani vengono maggiormente coinvolti ed iniziano anch'essi un percorso che negli anni seguenti li vedrà principali protagonisti del cambiamento in atto. Essi furono impegnati attivamente non solo nella realizzazione dell'opera, ma più in generale nell'animare la comunità a vari livelli. Furono l'emblema di quel "fermento" ecclesiale, di quello spirito collaborativo e costruttivo e di quella voglia di cambiamento che in quegli anni si avvertiva. Nel corso del 1991 iniziano ad emergere anche i primi ostacoli di ordine economico che spingono, a giugno dello stesso anno, a considerare la possibilità di chiedere un mutuo all'Istituto del Credito Sportivo del C.O.N.I per proseguire con le opere. Presto anche questa porta viene chiusa (a causa della presenza di terreni ritrasferiti) e si procede, dunque, anche con i soldi che la parrocchia ha avuto in beneficenza dalla comunità per la costituzione delle opere. Nonostante ciò, si cerca di tenere alto l'entusiasmo; si decide di completare quanto già fatto (lavori in chiesa e parco giochi) e si inizia a contattare esperti per la squadratura del campo di calcetto. Al tempo stesso viene intanto ritrasferito il secondo terreno (6500 mq). Poco dopo, ancora nell'estate del '91, iniziano i lavori del campo di calcetto (vengono scavate le fondazioni), che ricevono anche il plauso e l'incoraggiamento del neo-Vescovo, mons. Superbo, il quale prospetta la possibilità di contribuire alla realizzazione delle opere. Dai verbali del consiglio pastorale di questo periodo emergono tutti i segni (contrapposti) del fervore, dell'operosità, ed, in certa misura, del cammino di "crescita" di chi in quegl'anni partecipava a quel progetto: l'entusiasmo e la determinazione nell'intraprendere un cammino ritenuto una grande occasione per la comunità, unite allo sconforto di fronte agli ostacoli su descritti, esacerbati dal gap tra l'ideale alto che si proponeva e la mentalità in cui invece si era immersi e da cui ci si cercava di liberare. Nonostante la costruzione del centro rappresentasse un po' il simbolo o la manifestazione più tangibile di una trasformazione in atto, altri ambiti della vita ecclesiale comunitaria venivano naturalmente "contagiati" ed il fervore si trasferiva un po' in tutto ciò che il consiglio pastorale operava. Il recupero e la valorizzazione della memoria storica locale fu ad esempio in quel periodo (marzo '92) un ambito in cui la riscoperta di una tradizione di fede sepolta e cancellata dalla nostra storia, venne finalmente avvertita come un elemento importante per il patrimonio storico-culturale della comunità, e si decise di intervenire di conseguenza. Venne eretta, infatti, una edicola dedicata a San Benedetto nella località di San Venditto e realizzata la attuale statua di S.Benedetto. (Informazioni aggiuntive in merito sono presenti cliccando su ).
Nell'ottobre del '92 venne finalmente rilasciata dal comune la tanto attesa concessione edilizia, la cui richiesta fu inoltrata più di due anni prima, nel 28 marzo 1990. Nonostante il notevole ritardo, che si spiega unicamente se lo si considera tra le usuali contraddizioni del nostro territorio, nel corso di questi due anni (90-92) i lavori, come descritto sopra, furono comunque portati avanti (avviatisi col parco giochi e con lavori di sistemazione generale), attingendo ai benefici della legge n.94/82 del silenzio-assenso e dall'articolo 8 comma 1. della legge 128/90. L'inizio dei lavori fu, infatti, comunicato al comune con la nota n.94 del 27/07/90, trascorsi i 90 giorni dalla richiesta, necessari per l'applicazione della succitata legge. Tuttavia, resta da notare, amaramente, come la sollecita risposta che era naturale attendersi, da parte del comune, per un'iniziativa tanto importante per lo sviluppo del territorio, tardò ben oltre il previsto, a testimonianza non tanto delle difficoltà che si presentarono per la costruzione del centro (che furono comunque superate), quanto invece delle problematiche che allora, come ancora oggi, affliggevano il nostro territorio, incapace di promuovere, stimolare, sostenere e addirittura semplicemente avallare iniziative di tale portata. La licenza venne dunque rilasciata soltanto nell'ottobre del 1992, ed i lavori proseguono prontamente con la costruzione del salone polivalente. Le difficoltà economiche sono sempre notevoli. Vengono richiesti contributi all'assessorato allo sport della regione Campania, alla banca Massicana di Sessa e si è in attesa della valutazione della pratica spedita presso la CEI per la richiesta di contributi. Le opere vanno comunque avanti, grazie allo sforzo della comunità, sia in termini economici che di volontariato. Nell'anno successivo, anche la consistenza del bilancio '92 viene fatto confluire alla prosecuzione dei lavori, considerando anche il fatto che il contributo della CEI risulta essere insufficiente. Da quell'anno in poi (e fino al 2004) la gran parte dei fondi parrocchiali verrà destinata alla costruzione del Centro. Si procede intanto alla costruzione dei pannelli del salone polivalente, mentre iniziano i calcoli per le fondazioni e iniziano le gare d'appalto. Nel febbraio del '93 il consiglio pastorale prende visione dei grafici esecutivi e dei preventivi di spesa e pochi mesi dopi (luglio) i pannelli del salone vengono ultimati e viene completata (ottobre) la copertura dello stesso, insieme anche alla costruzione del muro di contenimento (vedi foto). Inizia al contempo la progettazione degli impianti. I lavori proseguono nei due anni successivi (insieme al completamento dei campi di calcetto), fin quando nell'agosto del 1995 viene convocata l'assemblea per la definizione del programma finale di interventi in vista dell'ultimazione dei lavori. Nel gennaio dell'anno successivo viene deciso di riversare la maggior parte della consistenza del bilancio sulle opere, che in breve tempo vedranno il completamento del campo di bocce e degli infissi, nonostante l'esigua disponibilità. Proprio nel febbraio del '96 si pensa di riproporre la pratica presso il C.O.N.I. per chiedere un mutuo di 50 milioni al credito sportivo per il completamento opere, quando, pochi giorni dopo, rientrano 164 milioni dalla richiesta precedentemente inoltrata in virtù della legge 216/91. Si consideri che la richiesta di questi fondi era in generale resa possibile dall'impegno considerevole che la comunità profondeva in progetti socialmente rilevanti (ad esempio, prevenzione dei minori a rischio); se si pensa inoltre che il contributo assegnato ai volontari operatori non è stato mai erogato, si comprende come la semplice e disinteressata dedizione di tanti sia stato un elemento imprescindibile per la crescita ad ampio respiro di cui la comunità ha beneficiato. Era una volontà forte, e insieme una consapevolezza acquisita da molti, quella di spingere una tale crescita in tutte le direzioni e promuoverla in tutti gli ambiti; si pensi ad esempio che proprio in quel periodo in cui le risorse erano necessarie per il completamento del centro, una ingente parte ne fu destinata all'acquisto della enciclopedia TRECCANI per la biblioteca, per dare a tutti accesso allo studio e la possibilità di accrescersi nella formazione personale e nella cultura.
Tale attenzione e sensibilità erano ovviamente orientate a favorire la creazione dei presupposti culturali per garantire negli anni migliori condizioni di vita e a sostenere il processo di formazione sociale e culturale in atto. Lo sforzo conclusivo di questa prima intensa fase di genesi del centro, viene dunque portato a termine grazie ai suddetti fondi ricevuti in virtù della legge 216/91, e nel 23 marzo del 1996 viene fissata la data dell'inaugurazione: 14 luglio 1996. Di seguito è riportato il manifesto con cui il consiglio pastorale annuncia con grande gioia alla popolazione l'evento dell'inaugurazione. Nel settembre dello stesso anno viene data lettura dello statuto (reperibile cliccando ) ai membri del consiglio di amministrazione e pochi mesi dopo nasce ufficialmente il centro socio-pastorale come ente giuridico canonico: la data è il 6 ottobre 1996. Di seguito è riportato il decreto di costituzione del Vescovo S.E. Mons. Antonio Napolitano. Subito dopo viene avviata un'altra importante e articolata procedura che porterà dopo ben tre anni dalla nascita del centro ad un rilevante riconoscimento da parte del governo: nel 4 gennaio del 1999 il centro viene dichiarato un "ente giuridico civilmente riconosciuto". La consegna avviene il giorno 11 febbraio 1999 festa del Santo Patrono, alla presenza di S.E il Vescovo Mons. Antonio Napolitano, di S.E. il Vescovo Mons. Agostino Superbo, di S.E. il Prefetto di Caserta Goffredo Sottile, del sindaco Giuseppe Gusco, delle autorità militari, e della popolazione. Di seguito sono riportati: il manifesto che annucia l'evento alla popolazione, il decerto del Ministro degli Interni, la pergamena attestante l'avvenuta consegna, ed il manifesto con cui il consiglio pastorale ringrazia la popolazione tutta, ed invita a "tenere alto nei fatti il livello sociale, culturale, e pastorale" della comunità.








I Dipinti


, recentemente restaurato dalla Dott.ssa Michelina Acquaro. Il quadro è attualmente situato nella cappella di San Benedetto. Era stato asportato circa quaranta anni fa dalla cappella; dopo una ricerca durata circa venti anni, la tela è stata riportata dal parroco nel suo luogo di origine e ivi ricollocata. Il quadro è stato restaurato dalla dott.sa Michelina Acquaro.

. Il quadro è attualmente situato nella chiesa parrocchiale, ed è stato anch'esso recentemente restaurato. Nelle opere preliminari di pulizia è emerso un dipinto precedente risalente al 1600. L'interesante scoperta ci consente di riportare alla luce la tela nel suo originale splendore. L'opera di restauro è molto articolata e delicata ed è in una fase piuttosto avanzata. La restauratrice è la dott.ssa Michelina Acquaro.

, di pertinenza della ex-preporistura benedettina di San Castrese. L'opera, di notevole valore storico ed artistico, è indicativa del passaggio dei benedettini della nostra terra fino alle legge eversive della feudalità del 1806. Essa era in pressimo stato conservativo, ed a stento si riusciva a riconoscerne i tratti essenziali. L'affresco è stata restaurato con grande successo dal prof. Enrico Bugli. Attualmente è ubicato nella chiesa parrocchiale. Da annoverare inoltre un affresco raffigurante la Madonna con Bambino, precedentemente ubicato nella cappella di San Benedetto, e attualmente nella chiesa parrocchiale. Nella cappella di Sant'Antonio, infine, sono custoditi dipinti raffiguranti San Guseppe con il Bambino Gesù e Sant'Antonio in estasi probabilmente ascrivibili ad artisti vicini al pittore Francesco De Mura.

Nella gallery è possibile visualizzare le foto dei dipinti.

I Restauri

Completato il restauro di alcune opere d'arte recuperate negli ultimi anni nel territorio sancastresano. Tra le opere restaurate in questi anni, vi è la statua dell'Ecce Homo, autorizzato dalla Soprintendenza nel 2010, e il restauro di una tela raffigurante la Madonna con il Bambino tra S.Giovanni Battistsa e S.Benedetto. La restauratrice è la Dott.ssa Michelina Acquaro. E' stato effettuato inoltre il restauro di una tela raffigurante San Castrese e la Madonna che datava 1949. Nelle opere preliminari di pulizia è emerso un dipinto precedente risalente al 1600. L'interesante scoperta ci consente di riportare alla luce la tela nel suo originale splendore. L'opera di restauro è molto articolata e delicata ed è in una fase piuttosto avanzata. La restauratrice è la dott.ssa Michelina Acquaro. E' stato inoltre completato il restauro del dipinto "Madonna con Bambino tra S.Benedetto e S.Giovanni Battista" asportato circa quaranta anni fa dalla cappella di San Benedetto, e recuperato dopo una ricerca durata venti anni. e riposto ora nel suo luogo originario. Di seguito sono riportate due immagini della tela prima e dopo il restauro. Completato infine anche il restauro di un affresco di notevole fattura raffigurante San Benedetto, di pertinenza della ex-preporistura benedettina di San Castrese. L'opera, di notevole valore storico ed artistico, è indicativa del passaggio dei benedettini della nostra terra fino alle legge eversive della feudalità del 1806. Essa era in pressimo stato conservativo, ed a stento si riusciva a riconoscerne i tratti essenziali. L'affresco è stata restaurato con grande successo dal prof. Enrico Bugli.

Antiquarium

L’ antiquarium è stato istituito nel 1989 grazie all’azione intrapresa dalla commissione socio- culturale parrocchiale, raccogliendo i materiali del patrimonio artistico e rivisitando la memoria storica. All’interno di questo locale, possiamo trovare pezzi di storia che stanno a testimoniare che Villa Lauriana, in epoca romana, era un centro agricolo molto fiorente che agevolava le coltivazione grazie anche alla presenza di sorgenti. Inoltre, di età tardo romana, sono conservati i resti umani di una tomba, riaffiorata durante gli scavi per la sistemazione della antica via di S.Venditto che collegava San Castrese con altre strade principali. Sono, invece, di età alto medievale, un rocchio di colonna e alcuni frammenti di trabeazione. E proprio di questo periodo giungono sino a noi più notizie. Infatti, i monaci benedettini scelsero la zona di Villa Lauriana per evangelizzarla e anche per la sua posizione geografica favorevole.

San Castrese


La memoria dei santi presenti nella comunità di S. Castrese si rileva dalla tradizione di culto che ancora si pratica e dalla denominazione di alcune chiese di cui erano titolari. Tali chiese non sono più esistenti, ma ne possiamo trovare testimonianze nella toponomistica. San Castrese à il Patrono principale della comunità e titolare della Chiesa Parrocchiale. La vita del Santo è narrata nel codice Corsiniano n. 833(fol.153-163) e nei codici H.6(FOL .175-183) e H.7(FOL. 260-269) della Vallicelliana dei sec. XVI-XVII. Secondo queste fonti fu espulso dall’Africa durante la persecuzione vandalica, verso il 440 d.C. . Dopo esser approdato sul lido campano, sembra che abbia dimorato per un periodo nel nostro territorio, restando in meditazione in una "Paupercola Celletta". La sede episcopale del Santo sembra essere stata l’antica Volturnum o Sinuessa, dove la sua sepoltura è attestata da una lapide Tombale del Vescovo Radiperto risalente all’VIII-IX secolo. Verso il 1182 il Metropolita di Capua, Alfano, porta le reliquie di San Castrese a Monreale, le quali vengono riposte sotto l’altare del Duomo, dove tutt’ora si trovano. La traslazione delle ossa avviene in occasione del Matrimonio tra la figlia del Re Enrico D’Inghilterra e Guglielmo II detto Il Buono. Il Dies Natalis(giorno della morte del santo) viene invece attestato dai più antichi Martirologi, come Geronimiano del sec. VI; Calendario di S. Willibrordo del 702-706; cod.VIII, C.4 della Bibl. Naz. di Napoli del sec.XI; Calendario Marmoreo Napoletano del sec. XII-XIII; mart. Romano del 1583. La Chiesa Sessana riporta poi la Festa del Santo, preceduta da un novenario di preghiere proprie e dall’Inno dedicato al santo, l’11 Febbraio. Dell’Attuale statua di San Castrese, che viene portata in Processione durante la festa, troviamo un riferimento in una visita Pastorale del 1761, mentre per quanto riguarda la vecchia Statua non abbiamo notizie. Grazie poi alla richiesta del Parroco Precedente, Don Ciro Veterano, nel 1968, l’arcivescovo di Monreale dona alla comunità una Teca D’argento con le Reliquie del Santo.

Questo Santo è venerato nella Chiesa Parrocchiale

Clicca quì per leggere l’Inno Popolare di San Castrese

San Benedetto

Proclamato patriarca del monachesimo occidentale e Patrono dell’Europa, a riconoscimento del grande influsso esercitato con la sua opera nell’affermazione della civiltà europea, San Bendetto nasce a Norcia verso il 480, dove passò gli anni della sua infanzia. Verso il 497, ormai adolescente, si recò a Roma per proseguire gli studi umanistici come soleva farsi presso le famiglie facoltose del tempo. Mosso però da un profondo amore per la solitudine, decise di abbandonare Roma, all’età di vent’anni, per recarsi presso i monti Simbruini, tra le insenature rocciose e selvagge di Subiaco. Qui visse per tre anni in completa solitudine, noto solo ad un prete, chiamato Romano, dal quale ricevette il primo segno di abito monastico. A causa della Nequizia di un prete di nome Fiorenzo, partì verso il 529 per la via Latina, arrivando così a Cassino. Si diresse poi verso Arrivato a Montecassino, iniziò qui un'opera di bonifica sia spirituale sia agricola e la costruzione del monastero. Vista l'opera di promozione, alla generosità dei monaci vengono affidate vaste estensioni di terreno e la loro presenza si espande nei dintorni. Con il programma di Preghiera, Ora et Labora, i monaci aiutavano le popolazioni ed insegnavano loro la buona coltura dei campi. Non conosciamo con precisione l'arrivo dei monaci nella nostra terra e la data di fonazione della prima prepositura(monastero alle dipendenze di Montecassino) in S. Castrese, ma le fonti storiche ci riferiscono la sua esistenza prima del X sec. Nel privilegio dell'Imperatore Lotario III, del 1137, si fa menzione della chiesa di San Benetto di cui, nel 1668, rimangono solo i ruderi(rudera supersunt). La seconda prepositura, che rimane attualmente al centro del paese, è la cappella dedicata a San Benedetto. Con la soppressione dell'ordine, i monaci abbandonano il nostro territorio nel 1807. Nulla ci è pervenuto circa il culto di questo santo, anzi fino a poco tempo fa non si riconoscevano neanche le tracce presenti nella toponomastica. Dopo attente ricerche, la comunità si è riappropriata del cospicuo patrimonio monastico e, nel 1992, ha celebrato il simbolico ritorno di San Benedetto. La statua, realizzata da un'artista di Orisei, è stata ispirata all'immagine del Santo raffigurato in un affresco, che ancora si può ammirare nella prepositura.

Questo Santo è venerato nella Chiesa di San Benedetto

Per arricchire il culto del Santo, nel 1997 è stato composto un inno.

La Madonna

La Vergine Maria riveste il particolare ruolo di Madre della Chiesa. Tra le varie ricorrenze contemplate nel Calendario Liturgico, la comunità di San Castrese venera la S. Vergine, sotto il titolo del Rosario, la prima Domenica di Ottobre, seguita poi da un novenario di preghiere e da una processione in cui l'immagine della S. Vergine viene portata per le vie del paese. Non conosciamo l'inizio della devozione, ma siamo a conoscenza, grazie alle visite pastorali, che esisteva un altare a lei dedicato nella precedente chiesa Parrocchiale ed una tela che la raffigurava con i segni del Rosario e le anime del purgatorio. Purtroppo neanche di questo quadro abbiamo più traccia dopo la demolizione della vecchia chiesa Parrocchiale. Altra festa Mariana, preceduta da un triduo di preghiere, è quella di Santa Maria delle Grazie, celebrata nella cappella omonima il 2 Luglio.

La Madonna delle Grazie è Venerata nella Chiesa della Madonna delle Grazie

Santo Stefano

La festa del Protomartire si celebra il 26 Dicembre nella cappella di San Giuseppe in Piscinola, a ricordo della chiesa che ivi esisteva secondo la Bolla del Metropolita di Capua del 1032. Alcuni del luogo ricordano, fino a trent'anni fa, i resti di un edificio con traccie di pitture parietali. Nel corso di un lavoro di livellamento del terreno sono affiorati resti umani e frammenti di manufatti tombali nelle vicinanze. Alcuni reperti di epoca romana ed alto-medioevo provenienti da questa zona sono custoditi nell'antiquarum parrocchiale. Anche Santo Stefano è stato inserito tra i compatroni della comunità parrocchiale

Questo Santo è venerato nella Chiesa dedicata a Santo Stefano, San Marco e San Erasmo.

Sant' Antonio

Nacque a Lisbona nel 1195 ed è celebre in tutta la Chiesa soprattutto come il santo dei miracoli. Entrato nel 1210 nei canonici regolari di Sant'Agostino, decise di farsi francescano nel 1221 e diventò così fedele imitatore di San Francesco. Più tardi partì come missionario per l'Africa, ma a causa di condizioni avverse venne respinto in Sicilia, in Italia. Così potè arrivare al capitolo convocato da San Francesco in Assisi nel 1221. Dedicò gli ultimi nove anni della sua vita alla predicazione, con una dottrina così colta da essere chiamato da Papa Gregorio IX "arca dell'alleanza". Morì a trentasei anni, il 13 Giugno 1231, presso Padova. La devozione verso di lui crebbe però grazie ai miracoli e per questo l'anno successivo fu canonizzato solennemente nella cattedrale di Spoleto.

Possiamo affermare con certezza che tra la fine del 1600 e l'inizio del 1700, un dotto sacerdote, della nostra comunità, D. Francesco Sciarretta, fondò la cappellania di Sant'Antonio e fece edificare una piccola e artisticamente ricca cappella in onore del Santo. Ogni anno si celebra la "Tredicina" in onore del Santo ed il 13 Giugno si celebra la festa liturgica. Nell'occasione si distribuiscono pani benedetti per alludere, tramite la devozione, al cibo dei poveri. Occasionalmente si organizzano anche i festeggiamenti solenni e in tale occasione si porta in processione la statua per il centro storico del paese. Esiste un inno dedicato al Santo che si canta durante la Tredicina, pervenutoci prevelantemente nella forma dialettale.

Questo Santo è venerato nella Cappella di San Antonio

San Giuseppe

In apertura della primavera, il 19 Marzo, la comunità si reca in Località Piscinola per celebrare la festa di San Giuseppe. Non siamo a conoscenza dell'inizio e delle origini di tale culto. Già dal sec. XVIII appare nelle visite pastorali la chiesa di S.Giuseppe. Essa è situata in un complesso di probabile origine monastica e per un certo tempo è appartenuto aill'abbazia di Montecassino*. In questo luogo, particolarmente suggestivo per il paesaggio naturale, nella ricorrenza festiva, vi si soffermano i ragazzi per consumare il pranzo e giocare nei prati in fiore o si avventurano per le siepi alla ricerca degli Asparagi.

Questo Santo è venerato nella Cappella di San Giuseppe

San Marco

La chiesa di San Marco viene menzionata nella Bolla del Metropolita di Capua, Atenulfo, del 1032. Nella località Anticoli esiste una zona denominata S. Marco, dove alcuni abitanti del luogo, fino a qualche decennio fa, ricordavano le rovine di un edificio ed una grotta, con un affioramento sorgentizio naturale che portava la denominazione di S. Marco. A recupero della memoria, San Marco è stato annoverato tra i compatroni della comunità di San Castrese e la sua festa si celebra il 25 Aprile, nella chiesa parrocchiale.

Questo Santo è venerato nella Chiesa dedicata a Santo Stefano, San Marco e San Erasmo.

San Nicola

Questo santo è indice del culto arcaico nella Chiesa e particolarmente caro alla tradizione monastica. Non conosciamo l'origine e l'evolversi di questo culto nella nostra comunità, se non attraverso i documenti che lo indicano titolare dell'antica prepositura benedettina di Villa Lauriana e dal nome della relativa chiesa che fortunatamente ancora sopravvive, pur rimanendo priva della sua originaria destinazione. In una visita pastorale del 1761, nella relazione del parroco, si legge che sull'altare maggiore vi era dipinto, su una tela del celebre artista Sebastiano Conca, raffigurante S. Nicola insieme a S. Castrese. Questa testimonianza indica la continuità del culto di questo Santo che in seguito si è interrotta. Bisogna notare che la precedente chiesa parrocchiale sorgeva sulla collina attigua alla chiesa ed al colle che ancora si denomina S. Nicola.

Questo Santo è venerato nella Chiesa di San Nicola.

Sant'Erasmo

Questo santo vive verso la fine del III secolo e muore martire a Formia nel 303. Il suo culto si è diffuso anche nella nostra zona, anche se non possediamo purtroppo elementi di continuità del culto praticato. Attraverso la bolla dell'arcivescovo di Capua, risalente al 1032, conosciamo l'esistenza di una chiesa dedicata al santo in località Piscinola, poco distante da quella di Santo Stefano.

Questo Santo è venerato nella Chiesa dedicata a Santo Stefano, San Marco e San Erasmo.

Edicola di San Venditto

Il progetto di San Venditto si inserisce in un contesto di recupero della memoria storico religiosa - culturale avviato da un decennio dalla comunità di San Castrese. I lavori in corso sono volti al ripristino dell'antico percorso viario di S. Venditto (Benedetto), che collega l'attuale centro urbano di San Castrese con la preesistente Villa Lauriana: insediamento romano, comprovato anche recentemente dagli scavi archeologici effettuati a cura della Sovrintendenza di Napoli, sopravvissuta fino al Medioevo e divenuta il confine della "Terra Sancti Benedicti". Autorevoli documenti storici attestano l'esistenza della chiesa di San Benedetto già dal 1137, che ha dato il nome al vicino ruscello ed alla sorgente, che è stata la fonte di approvvigionamento idrico della popolazione locale fino all'istallazione della condotta idrica comunale. La chiesa di S. Venditto (Benedetto) si trovava nella zona della Villa Lauriana, che ancora ne conserva il nome. Di qui si è sviluppata l'idea di inserire, nel progetto della strada e del largario pertinente la fontana di San Venditto, un'edicola sacra dedicata al Santo, a perenne testimonianza storica dell'antica chiesa che risulta già fortemente compromessa 1668, anche in conseguenza dell'abbandono di Villa Lauriana, per dar vita all'attuale San Castrese. L'alto significato storico e religioso, che richiede il manufatto, vuole un'attenta e appropriata decorazione artistica, che offra una chiara lettura, attraverso gli elementi iconografici ed epigrafici, che la compongono , della ricca tradizione culturale di queste zone del territorio di Sessa Aurunca , caratterizzato dalla presenza plurisecolare benedettina.



La superficie da decorare si compone di tre elementi a forma semicircolare - absidale. Le pareti sono decorate a mosaico, con tessere di vetro di Murano ed in parte con foglie di oro zecchino. Ai lati, con solenni abiti abbaziali e episcopali, sono rappresentati San Benedetto, titolare dell'opera, e San Castrese, patrono principale della popolazione locale, a motivo del suo passaggio in questa terra nel secolo V. Al centro sono rappresentati i punti più salienti del centro storico di San Castrese, con risalto alle strutture costituenti l'ex prepositura benedettina. Nella parte centrale del catino absidale viene raffigurata una croce in stile bizantino, che al punto di intersezione ospita, in una cornice ovale dorata, l'immagine della Vergine, con il bambino tra le braccia, rivolti verso chi guarda, con toni espressivi di tenerezza. Si vogliono anche descrivere iconograficamente i due misteri fondamentali della fede cristiana: Incarnazione e Passione, Morte, Risurrezione di Gesù. La Vergine Maria viene qui inserita all'interno della croce, per significare che Ella rappresenta il cuore della Redenzione. Il soggetto mistico sovrasta l'intera scena che, con un effetto di colori, si diramano onde e raggi di luce proiettati verso il sottostante paesaggio, simbolo del paese, ed il volto dei due Santi. Questi hanno lo sguardo orientato verso la croce e l'espressione delle mani in parte benedicenti ed in parte indicanti le dimore della comunità cristiana, come se volessero riflettere su di esse la luce divina che ricevono, espletando così la loro funzione di Protettori. Ai piedi dei santi e alla base del paesaggio viene rappresentato un corso d'acqua ed una sorgente, che si identificano con il vicino rio di San Venditto e l'attigua sorgente omonima, per caratterizzare adeguatamente l'improntarsi della scena su questo importante sito, che ha visto il passaggio di San Castrese e la tenace opera dei figli di san Benedetto, le cui vicende storico - religiose - culturali hanno segnato profondamente la vita del paese. All'interno del corso d'acquascorre dolcemente la frase biblica "Haurientis Acquas"(venite all'acqua) a cui si aggiunge l'aggettivo "benedictas" nel segno della metafora. L'invito ad attingere all'acqua coincide con l'offerta dei canali della grazia divina, che si aprono con il lavacro battesimale, il quale costituisce la base comune del popolo di Dio: la Chiesa che, nella fattispecie del mosaico, si presenta con i Compatroni Pastori ed i fedeli laici dimorati nelle strutture del paesaggio. L'aggettivo qualificativo aggiunto si riferisce sia all'acqua che, attraverso la benedizione, riceve la potenza di santificare e sia al motivo portante dell'opera, che viene dedicata al Santo definito, nei dialoghi di S. Gregorio Magno: benedetto di nome e di fatto.

La Chiesa Parrocchiale


L'attuale chiesa parrocchiale è stata costruita verso il 1965-68. Non presenta caratteristiche architettoniche particolari, avendo pianta rettangolare, con struttura portante in cemento armato e rivestimento esterno in laterizio. L'unica navata comprende l'auditorium e il presbiterio, dove vi si accede per un gradino superiore. Sul lato sinistro si trova la cappella di SS. Sacramento e la Sagrestia, da cui si entra nella casa parrocchiale,nel parco giochi e nel Centro Socio-Pastorale. L'ingresso è preceduto da un portico , sorretto da quattro colonne, da cui si accede per tre vialiche si separano dalla strada pubblica con tre cancelli. Sulla sinistra, poco distante dall'ingresso vi è collocato un campanile di circa 16 metri d'altezza a pianta regolare. Su di esso vi sono installate 13 campane, con impianto di funzionamento elettronico. Due di esse. Sec- XVIII, appartengono alla vecchia chiesa, tre sono state donate al vescovo S.E.A.Suberbo ed altre otto nuove, che formanoun perfetto concerto, suonano le varie melodie sacre, popolari e moderne. Ogni campana è stata dedicata ad una persona della SS. Trinità e ai santi titoliari della chiesa parrocchiale e di altre chiese antiche non più esistenti nel nostro territorio.I paramenti della chiesa parrocchiale sono stati dedicati nel 1992 ad alcuni di questi Santi, la cui memoria si era persa nel tempo. Giova ricordare che la nuova chiesa sorge sullo stesso sito della precedente, che aveva una posizione più elevata. Siccome necessitava di seri restauri, venne abbattuta e abbassato il colle dove sorgeva. Questa con molta probabilità è la stessa di cui si fa menzione in una visita pastorale del 1592, che sostituiva la più antica in rovina, al centro del paese.



Cappella di San Benedetto

E'situata nel cortile dell'ex-prepositura benedettina, la cui facciata è inserita nel contesto architettonico del complesso. Il Piccolo campanile, a sinistra di chi guarda, è poggiato a ridosso del parapetto della scala dei cavalli che conduceva ai depositi dei cereali. L'interno è composto da un unico vano , con volta a botte e sullo sfondo è situato l'altare in stucco con una cornice che adornava un quadro raffigurante San Benedetto e San Scolastica. Da oltre venti anni il quadro non è più in sito poichè è stato prelevato dai proprietari. Sulla parete destra, in una nicchia a muro, vi è un busto in cartapesta raffigurante l'Ecce Homo ed un ingresso per la sagrestia, il cui soffitto in legno è decorato ad olio. Pertinente questa cappella, è stato recentemente recuperata una tela raffigurante la Madonna con il Bambino tra S.Giovanni Battista e S. Benedetto. Il quadro era stato asportato circa quaranta anni fa dalla cappella; dopo una ricerca durata circa venti anni, la tela è stata riportata dal parroco nel suo luogo di origine e ivi ricollocata. Il quadro è stato restaurato dalla dott.sa Michelina Acquaro.

Cappella di Sant'Antonio

La cappella di Sant'Antonio è ubicata nel nucleo storico del paese, prospiciente l'ex prepositura benedettina cassinese. Il sacello è stato eretto dal sacerdote Francesco Sciarretta, come leggiamo nella trascrizione di un documento fattoci pervenire dagli eredi della stessa famiglia, i quali hanno recentemente donato il sacro edificio alla Parrocchia di san Castrese. Alcune fonti fanno risalire la costruzione ai primi anni del XVIII secolo. Sul pavimento in cotto decorato a mano, accanto all'iniziale dell'artista e della sua provenienza, si legge la data de1 1703. La campana porta la data del 1705. La facciata è stata irrimediabilmente deturpata ed attualmente conserva soltanto il bel portale e la finestra soprastante, la cui cornice è andata in parte distrutta. Grandioso è l'interno composto da due piccoli vani (auditorium e presbiterio), separati da un arco a tutto sesto e illuminati da una finestra posta sopra il portale d'ingresso. Nel presbiterio sorge un altare in stucco e le sue decorazioni fanno pensare ad un artista della scuola del napoletano Domenico Antonio Vaccaro: una delle personalità più estrose del barocco napoletano. La cappella custodisce, inoltre, tre dipinti: due di questi furono probabilmente eseguitida un artista vicino al pittore napoletano Francesco De Mura, che raffigurano San Giuseppe con il Bambino Gesù e Sant'Antonio in estasi, collocato sopra l'altare. La cappella, secondo alcuni esperti d'arte, costituisce una realizzazione di un certo pregio, indubbiamente tra le migliori realizzate nella zona. Il restauro della settecentesca cappella di Sant'Antonio, fortemente voluto dalla comunità parrocchiale di San Castrese, si era ormai reso improrogabile. Il trascorrere del tempo, i numerosi rimaneggiamenti subiti, la forte umidità, avevano compromesso il monumento. I lavori sono iniziati nel mese di dicembre del 1997 e sono stati affidati a maestranze qualificate che, con competenza, hanno ripristinato l'aspetto originale del monumento, restituendogli la sua connotazione artistica. Il sacro edificio è stato riaperto al culto e benedetto dal Vescovo Diocesano il 17 Maggio 1998 alla presenza della comunità e delle autorità locali.

Cappella di San Giuseppe

La Cappella di San Giuseppe in loc. Piscinola è parte di un complesso monastico appartenente all'Abbazia di Montecassino. Non conosciamo la data di fondazione, ma compare già nelle visite pastorali del secolo XVIII. Si compone di due vani: l'auditorium e il presbiterio, separati da un arco a tutto sesto e la volta a botte. L'altare è di stucco, come pure la cornice che delimita l' affresco sovrastante l'altare, che raffigura la scena della natività e l'angelo che avverte Giuseppe di andare in Egitto. Le pareti superiori, pur compromesse dallo scialbo del tempo, sono finemente dipinte. Nella parte centrale della volta è raffigurata la Madonna Immacolata con la classica simbologia della Donna dell'Apocalisse.

Chiesa Madonna delle Grazie

E' ubicata all'inizio del paese e vi si accede dalla strada pubblica, attraverso una gradinata. Sulla facciata, semplice, vi è apposta un'immagine della Madonna con il Bambino, in maiolica smaltata. Alla sinistra, in prosecuzione della facciata, vi è collocato un campanile, costituito da due monofore, nelle quali sono installate due campane che datano la fine del sec. XVII. La navata si compone di un auditorium, con volta a vela ed il presbiterio, con volta a botte. L'altare è in stucco e anche la sovrastante cornice, nella quale vi è inserito un recente quadro della Madonna col Bambino. Il precedente dipinto su tela, invece, datato alla seconda metà del sec XIX, riproduceva l'immagine della Madonna col Bambino, ripresa dalla statua che si trova nella nicchia a sinistra, in funzione di liberare le anime del Purgatorio. A destra del presbiterio si accede alla sagrestia, costituita da un piccolo vano attiguo.

Chiesa San Marco, S.Stefano e San Erasmo

Questi tre Santi erano titolari di rispettive chiese, menzionate nella bolla di Atenulfo del 1032, ubicate nella località Anticoli, la prima, e le altre due nella località Piscinola. Ilnostro ricco territorio, purtroppo, ha dovuto sopportare gli effetti di nuove barbare devastazioni che hanno avuto la spregiudicatezza di cancellare le tracce di questi edifici esistenti fino a qualche decennio trascorso. I nuovi invasori, con il pretesto di impiantare pescheti, hanno compromesso notevolmente questi siti talvolta con fondi dello Stato e ai danni del patrimonio culturale della comunità. La mancanza di adeguate consapevolezze e l'assenza di controlli del autorità locali preposte, hanno determinato questo scempio.

Chiesa San Nicola

La chiesa di S. Nicola costituisce una pregevole testimonianza dell'antica Villa Lauriana, ma soprattutto la sua identificazione ci permette di individuare il centro amministrativo e religioso di una delle più importanti prepositure della Terra Sancti Benedicti, che ha guidato la storia della nostra terra per diversi secoli. Il sacro edificio è situato su una collina che sovrasta l'intera piana ed alle cui pendici si caratterizza ancora una vasta area che si conferma con il toponimo di Lauriana.

La presenza della "Ecclesia S. Nicholai in Lauriano" è attestata dal diploma dell'imperatore Lotario III del 10 ottobre 1137(1), nel quale si comprovava il possesso dei beni all'abbazia di Montecassino. Siccome la prima struttura monastica al tempo di Villa Lauriana (oggi S.Castrese), come riferiscono le fonti e lo storico Fabiani(2), era denominata prepositura di S. Nicola, si potrebbe ritenere che essa sorgesse sullo stesso sito della chiesa e quindi costituiva un unico complesso, la cui esistenza è documentabile già alla fine del sec. X. A suffragio di questa ipotesi concorre la posizione geografica ideale per i monaci, il toponimo esclusivo di quella zona in S.Castrese e le modeste dimensioni dell'edificio sacro. Quando le fonti storiche fanno riferimento alla chiesa dell'antica Villa Lauriana si riferiscono a quella di S. Benedetto (o S. Venditto) ed in verità la sua menzione nei documenti storici è molto più frequente rispetto all'altra. Quindi la chiesa di S. Nicola potrebbe essere riconducibile alla cappella della prepositura, come del resto anche il nuovo complesso monastico nel centro storico di S. Castrese, edificato per effetto dell'abbandono di Villa Lauriana, ripresenta lo stesso schema: edifici e cappella al centro della struttura.

Ma è necessario rilevare un dato che completa l'analisi dello studioso H. Bloch (3), relativamente alla lista dei possedimenti dell'abbazia cassinese. Egli sosteneva, infatti, che non vi era più traccia della chiesa di S.Nicola e con molta probabilità lo storico pervenne a questa conclusione perchè non possedeva la necessaria conoscenza del territorio.

Sarà proprio l'agiotoponimo "S. Nicola", che ha caratterizzato sino all'attualità la denominazione dell'intera collina, ad orientare il parroco, coadiuvato dal gruppo giovanile di studi storici, ad effettuare una ricognizione dello stato dei luoghi, allo scopo di rintracciare qualche collegamento con l'antica chiesa.

Nonostante lo stato di precarietà e la trasformazione subita dall'immobile, si rinvenne nella muratura perimetrale la presenza di materiale di spoglio, proveniente da edifici antichi, mentre altri reperti di datazione antica erano presenti nell'area circostante. La signora Rosmunda Sciarretta, che ha ereditato dalla sua famiglia parte del fondo, ove insiste la chiesa in argomento, con il placet del proprio marito sign. Gennaro Andreoli, autorizzava lo spostamento dei preziosi reperti nell'Antiquarium Parrocchiale e, contestualmente, li donava alla parrocchia di S.Castrese.

Com'è noto, i beni di Montecassino vennero venduti all'asta fiscale per effetto delle leggi di Napoleone, che aveva occupato il Regno di Napoli e le cospicue proprietà della prepositura di S. Castrese vennero acquistate dalla facoltosa famiglia Cotecchia di Napoli. Questa, successivamente, come si rinviene da un atto di compravendita del 1898 (4) vendette a sua volta il "fondo rustico denominato Santo Nicola con piccola casa diruta di un vano terranno, che una volta si adibiva ad uso di cappella". Ma la sacralità dell'edificio non era del tutto scomparsa anche in tempi più recenti, come si rileva da un fatto che ancora si conserva a memoria d'uomo. La famiglia Sciarretta era già proprietaria della Cappella di S. Antonio e gli eredi maschi, com' era consuetudine del tempo, godevano di sepoltura privilegiata per cui venivano inumati nelle due fosse, usate alternativamente, ubicate ai lati dell'aula liturgica. Un giovane della famiglia Sciarretta, figlio di Luca e nipote del neo proprietario Silvestro, per effetto di morte accidentale, venne sepolto presso la Chiesa di S. Nicola. Con molta probabilità entrambe le sepolture di suddetta cappella erano state contemporaneamente impegnate e nell'impossibilità di procedere all' esumazione, non essendo trascorso ancora il tempo minimo per la mineralizzazione dei corpi ivi deposti, si dovette procedere a tale soluzione.

Che a S. Nicola si seppelliva, lo si può dedurre anche dalle testimonianze degli stessi proprietari ancora viventi che, verso la fine degli anni '30 del secolo scorso, a cui risale anche la sopraelevazione della muratura della chiesa, sono stati impegnati direttamente all'opera di riqualificazione agricola del fondo. In questo periodo è stato integrato l'oliveto con nuove piante ed è stato impiantato il vigneto. Durante i lavori di scavo per porre a dimora le nuove piante, nei pressi della chiesa, è stata rinvenuta una notevole quantità di ossa umane che, simultaneamente, venivano ricollocate in situ in apposite trincee. In questa fase si rinvenne anche la sepoltura del giovane, posta nello spazio antistante della chiesa, di cui restavano tracce del lenzuolo e delle tavole della cassa. Queste notizie sono compatibili con l'atto d'acquisto del 1898 che, nella descrizione del fondo, si rilevava lo stato di degrado, definendo scadente anche l'oliveto, per cui il giovane erede Alfio Sciarretta, non appena avuta la disponibilità materiale del fondo, non esitò ad iniziare l'opera di valorizzazione.

Un'altra notizia importante, che ci è pervenuta dalla concorde testimonianza delle sorelle Maria, Doralice e Rosmunda Sciarretta è l'accesso al fondo ed alla chiesa che, prima dell'attuale divisione, era unico e si praticava dal basso, in collegamento con la strada della Casella che si immette su quella di S.Venditto, che attraversava a sua volta il centro di Villa Lauriana. Oggi, invece, l'accesso più comodo è quello che muove dal centro di S.Castrese. L'attenzione e lo studio che è stato riservato al sito di S. Nicola per valorizzare la memoria storica, da parte della comunità cristiana, ha motivato l'attenzione del ministero dei Beni Culturali che ha disposto con decreto (5) il particolare interesse storico ed archeologico del monumento.

Notevole è stato l'impegno del funzionario di zona della competente soprintendenza, nella persona della dott. Maria Grazia Ruggi D'Aragona, che ha mostrato una sensibilità straordinaria in ordine alla tutela del sito. Anche la II università di Napoli, nella persona della dott. Silvana Episcopo, ha iniziato ad interessarsi di S. Nicola, avendo già curato una tesi di laurea sull'argomento. Infine, con l'aiuto di Dio, la signora Rosmunda Sciarretta ed il figlio Castrese Andreoli hanno generosamente consegnato il sacro edificio alla parrocchia di S. Castrese perchè ne ripristini l'uso di culto ed il sacro tempio riprenda a rendere culto a Dio in memoria delle persone care dei benefattori.

  Atto Proprietà San Nicola
  Decreto riguardante San Nicola dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali
  Ministero Per i Beni e le Attività Culturali


Storia Locale

Nel territorio di San Castrese si possono individuare tracce di civiltà eneolitica, rinvenute occasionalmente durante uno scavo nella zona di Piscinola. Il materiale è ascrivibile alla "facies del Gaudo": reperti che possono trovare immediato riscontro nella necropoli di Paestum. Il nostro paese era situato nei pressi della loc. S. Venditto (San Benedetto), a valle dell'attuale collina dove sorge il centro urbano di San Castrese,che anticamente si denominava Villa Lauriana. Una breve panoramica del territorio sancastresano è riportata nella sezione .

L'intero territorio aurunco, d'altronde, presenta importanti testimonianze della presenza dell'uomo sin dalla più lontana preistoria, come attesta la oramai famosa pista di impronte fossili nota come "Ciampate del diavolo", rinvenuta nei pressi del comune di Tora e Piccilli (circa 350 mila anni fa) e le tracce dell'uomo di Neanderthal (circa 30 mila anni fa), recentemente scoperte presso Roccia S. Sebastiano (comune di Mondragone). Maggiori informazioni in merito sono riportate nella sezione .

La Villa Lauriana, all'epoca romana, doveva essere un fiorente centro agricolo per la fertilità dei terreni e degli affioramenti sorgentizi naturali, che ne agevolavano la coltivazione. Successivamente, è annoverata tra le pertinenze dell'Abbazia di Montecassino, confermando l'appartenenza alla famosa "Terra Sancti Benedicti". La sezione riporta i passaggi principali della storia di questo territorio.

Della parrocchia di San Castrese non conosciamo la data di fondazione, ma possediamo elementi di probabilità per ritenere antichissima ed ininterrotta la tradizione di fede della popolazione locale. Di alcune chiese esistite in questo territorio, che hanno lasciato traccia anche nella toponomastica, si fa menzione in una bolla del metropolita di Capua del 1032. Dettagli relativi alla storia della parrocchia sono riportati nella sezione

Storia degli Aurunci


Il settore nord-occidentale della Campania settentrionale, ed in particolare il territorio di Sessa Aurunca, sono geograficamente caratterizzati da una bassa pianura costiera delimitata a nord dal corso del fiume Garigliano, a sud dallo sbarramento del massiccio montuoso del Monte Massico e a nord-est dall'imponente mole del vulcano spento di Roccamonfina. Come attesta la oramai famosa pista di impronte fossili nota come "Ciampate del diavolo", rinvenuta nei pressi del comune di Tora e Piccilli (circa 350 mila anni fa) e le tracce dell'uomo di Neanderthal (circa 30 mila anni fa), recentemente scoperte presso Roccia S. Sebastiano (comune di Mondragone), quest'area è stata abitata dall'uomo sin dalla più lontana preistoria. Limitandoci ad epoche più vicine a noi, l'abbondanza di acque sorgive e la fertilità dei suoli vulcanici favorirono, tra l'VIII e il IV sec. a.C., l'occupazione di questo territorio da parte di una popolazione di stirpe italica che i coloni greci chiamarono Ausoni [1].

Ciò che conosciamo degli Ausoni è molto confuso tanto che spesso la loro origine è posta sul piano del mito. La tradizione letteraria greca indica gli Ausoni come abitanti dell'intera Italia meridionale che per questo era detta anche Ausonia [2]. Lepore ha chiarito che quest'affermazione è solo un mito letterario che probabilmente trae origine dalle più antiche tradizioni orali dei naviganti micenei che venendo in contatto con le popolazioni del Golfo di Napoli, delle isole Eolie e della Sicilia, si trovarono di fronte a genti dagli usi e dalla lingua comuni che, dunque, davano l'impressione di appartenere ad un'unica popolazione [3]. La moderna storiografia e la ricerca archeologica può oggi affermare che le radici culturali degli Ausoni sono da ricercarsi in quel sostrato di popolazioni autoctone che durante tutta l'età del Bronzo Medio e del Bronzo Recente (XVI-IX sec. a.C.) occupò le coste e l'immediato retroterra campano. Quale fosse l'organizzazione sociale degli Ausoni nel nostro territorio è tutt'oggi oggetto di discussione tra gli studiosi della materia poichè la scarsezza di dati, dovuta alla carenza di rinvenimenti, spesso non consente di avere un quadro sufficientemente chiaro delle loro dinamiche insediative. In sostanza sappiamo che queste popolazioni erano riunite in villaggi di tipo pseudo urbano sparsi su tutto il territorio. Tra questi, alcuni insediamenti, che la tradizione identifica con i siti di Minturno, Sinuessa, Suessa, Ausona e Vescia, ebbero un ruolo più rilevante. Purtroppo nessuno di questi centri ha mai ricevuto una indagine archeologica sistematica che riguardasse le fasi precedenti l'età romana per cui, a tutt'oggi, l'unico scavo di un abitato ausone resta quello effettuato nei pressi del Ponte Ronaco a Sessa Aurunca. Questo sito ha rivelato il fondo di una capanna formata da uno zoccolo di fondazione su cui era fissata una palizzata di tronchi di legno che reggeva il soffitto. Si tratta quindi di insediamenti stabili, ma che non possono certo ancora definirsi città e che quindi ebbero un ruolo politico limitato che fu invece delegato ai santuari sparsi nel territorio. La natura federale di questi luoghi di culto svolse la funzione di centri coagulanti per un popolo che abitava questo territorio secondo una modalità che gli studiosi definiscono per pagi e vici.

I principali santuari erano disposti sulla costa, lungo una via litoranea che in seguito divenne la via Appia; precisamente a nord è collocato il santuario della dea Marica, presso Minturno e a sud quello in località Panetelle, presso Mondragone. Questi centri di culto, oltre alla funzione cultuale, costituivano anche un presidio per il controllo del territorio, sia da un punto di vista militare che commerciale, data la loro posizione alle foci dei fiumi Garigliano e Savone. A questi santuari si devono associare una miriade di centri cultuali minori localizzati lungo le principali direttrici viarie che dalla costa risalivano verso l'interno e la pianura campana.

Le divinità venerate erano femminili, principalmente legate alla sfera della fecondità ed al mondo ctonio, come attestano gli innumerevoli ex voto anatomici. Tra di esse spiccava la ninfa Marica, signora della natura selvaggia e protettrice dei neonati. Insomma, Marica può essere associata al prototipo della dea Diana dei romani ed al pari di questa aveva sulla sponda sinistra (Baia Domizia) del Garigliano, l'antico Liris, il suo bosco sacro (Lucus). La cultura materiale degli Ausoni è documentata proprio dai materiali votivi poichè i rinvenimenti riferibili a contesti tombali sono assai scarsi. Le recenti analisi tipologiche e cronologiche di questi oggetti delinea un quadro culturale degli Ausoni piuttosto arretrato rispetto al fermento che invece caratterizza il golfo di Napoli, appannaggio dei Greci e delle loro colonie (Cuma e Parthenope prima, Dicearchia e Neapolis poi) e la sterminata pianura campana, ove gli Etruschi avevano fondato diversi insediamenti, tra cui Capua. Ciò è testimoniato dalla quasi assoluta mancanza di ceramica greca di importazione, proprio tra i materiali votivi dei santuari. Più intensi sembrano essere i contatti e gli scambi culturali con l'area etruschizzata della Campania interna cui appartengono gli oggetti etrusco-corinzi di alcuni corredi tombali, la importante stele funeraria con decorazione fitomorfa di tipo samio dalla necropoli di Montanaro e la famosa Kore o Afrodite di Sessa. Riguardo quest'ultimo oggetto, oggi conservato al British Museum, esso costituisce uno dei migliori esempi di bronzistica votiva di stile tardo arcaico rappresentante una giovane, vestita con un chitone aderente, nell'atto di offrire. Opera probabilmente di un artigiano etrusco di Capua. Queste ultime attestazioni sono connesse, però, al territorio di Cales (Calvi Risorta) che, sebbene Livio (IX, 25) ricordi essere una città ausone, appare culturalmente gravitante più verso l'area capuana. Peculiare del mondo ausone è, invece, un tipo di ceramica che gli specialisti definiscono bucchero rosso. Si tratta di recipienti di impasto buccheroide dalla superficie rossastra, che potremmo annoverare tra la ceramica fine, presenti in quasi tutte le tombe del periodo arcaico che nell'area calena assumono un repertorio tipologico che caratterizza fortemente le sepolture degli strati della popolazione più agiati. Secondo il Lepore [4], nel corso del VI sec.a.C., la discesa dei Volsci nella parte più meridionale del Lazio, determinò una frattura culturale che isolò gli Ausoni della Campania settentrionale che cambiarono nome in Aurunci, anche se non sembra che ciò abbia prodotto significativi cambiamenti dal punto di vista culturale. Questi cambiamenti, invece, intercorsero nel corso del V e IV sec.a.C. quando gli Aurunci si uniformarono gradualmente ai popoli campani che comunemente chiamiamo Osci. Ciò è testimoniato dalle iscrizioni che ci sono giunte, che attestano l'uso della lingua osca [5] e dal rituale funerario e dalla tipologia delle tombe che sostanzialmente è simile a quelli presenti nelle comunità campane limitrofe. Lo dimostra il rinvenimento della necropoli recentemente individuata in località Piscinola, presso Lauro di Sessa. Questo sepolcreto, miracolosamente sfuggito al saccheggio dei clandestini, era costituito da 50 tombe, databili tra la fine del V e il IV sec. a.C. in cassa di tufo con copertura a doppio spiovente, caratterizzate da motivi ornamentali e modanature intagliate nella pietra e da un corredo che si distingue per la ricchezza e qualità degli oggetti. Questi sono costituiti da vasellame a vernice nera e a figure rosse prodotte da officine della pianura campana. In attesa di uno studio esaustivo, dai primi dati presentati, sembrerebbe emergere un popolamento oramai culturalmente uniformato agli standards delle oligarchie campane anche se alcuni particolari del rituale funerario riconnettono ancora al sostrato aurunco. Alla fine del IV sec. a.C. gli Aurunci vennero inevitabilmente coinvolti nella guerra latina (340-338 a.C.) e in quelle scaramucce che si conclusero nel 314 a.C. quando i romani, una volta conquistato l'intero territorio aurunco, vi fondarono una colonia di diritto latino che prese il nome di Suessa. Da questo momento in poi inizierà per l'area aurunca il periodo di maggior splendore e rigoglio economico. Infatti, questo territorio, essendo stato aggregato da Augusto alla Regio I Latium et Campania, si popolò di città (Suessa, Minturnae, Sinuessa, Cales) ricche e floride, come testimoniano i loro importati monumenti, e di ville del patriziato romano i quali seppero sfruttare il territorio per produrre il famoso vino Falerno che allietava i triclini delle più facoltose famiglie della Roma imperiale.




[1], Romans in northern Campania. Settlement and land-use around the Massico and the Garigliano Basin, London 1991.
[2], Campanien, Breslavia 1890; trad. it. Napoli 1989.
[3], Ricerche su alcuni centri fortificati in opera poligonale in area Campano-Sannitica, Napoli 1978.
[4], Gli Aurunci. Storia e archeologia, in Civiltà aurunca 20, 2004, 7 ss..
[5], Gli Ausoni. Leggende delle origini, tradizioni etniche e realtà culturali, in Origini e strutture della Campania antica. Saggi di storia etno-sociale, Bologna 1989, 57 ss.
[6], L'area aurunca nel quadro dell'Italia centromeridionale. Testimonianze archeologiche di età arcaica, Oxford 1987.

Storia Parrocchiale

La parrocchia di San Castrese, come istituzionalmente configurata dal can. 515 $1 c.j.c., coincide con il medesimo territorio che delimita la frazione omonima del comune di Sessa Aurunca. Non conosciamo la sua data di fondazione, ma possediamo elementi di probabilità per ritenere antichissima ed ininterrotta la tradizione di fede della popolazione locale. La chiesa è un segno forte della presenza della comunità cristiana in un determinato luogo e quindi ne costituisce un valido riferimento. Di alcune chiese esistite in questo territorio, che hanno lasciato traccia anche nella toponomastica, si fa menzione in una bolla del metropolita di Capua del 1032. Nel documento non compare la chiesa di San Castrese e, poichè non sono comprese neanche quelle di San Benedetto e San Nicola, di chiara provenienza benedettina, si può presumere che anch'essa sia appartenuta, all'epoca, ai monaci cassinesi. Nel 1308 la chiesa di San Castrese viene annoverata tra le chiese della diocesi di Sessa Aurunca, retta da "abbas Leonardo", che hanno versato la "decima" alla S. Sede. Nella visita pastorale di mons. Alessandro Riccardo si fa riferimento ad una chiesa demolita, perchè vetusta e fatiscente. Detta notizia fu riportata anche in uno scritto di mons. Diamare, vescovo di Sessa, del 1907. Si narra infatti che l'antica chiesa, situata al centro del paese, venne distrutta e ne fu costruita un'altra fuori l'abitato. Anch'essa fu demolita e sullo stesso sito, negli anni 1965-68, venne edificata l'attuale. Probabilmente al tempo dell'antica Villa Lauriana, su questa collina ove sorge il paese, vi era soltanto la chiesa dedicata al Santo vescovo in memoria del suo passaggio. Ma doveva essere comunque una presenza forte poichè, nonostante la massiccia presenza monastica i cui segni si erano persi nel tempo, il suo culto è sopravvissuto. Possiamo ritenere che il culto di San Benedetto si sia protratto nel tempo, anche dopo la distruzione dell'antica chiesa di "Villa Lauriana". Difatti la campana grande della vecchia chiesa parrocchiale, del 1755, è decorata con due bassorilievi che raffigurano un Santo Vescovo, San Castrese, e S. Benedetto con il corvo. Questa chiesa, quindi, ha esercitato un ruolo determinante sia per i monaci che per i residenti in quanto, la presenza di S. Castrese ed il relativo culto nella comunità , si era già affermato prima della venuta dei benedettini stessi. Molti sono gli elementi che inducono ad affermare con certezza che il culto popolare a S. Castrese è ben radicato nella popolazione locale. Con la soppressione dei benefici, contemplata dal can.1272 c.j.c., viene estinta la personalità giuridica della Chiesa parrocchiale e del relativo beneficio, a cui succede l'ente "Parrocchia di San Castrese", riconosciuta civilmente con D.M. del 7-11-1986 a norma degli artt. 29 e 30 della L.222/85.


Aspetti Territoriali

La comunità di San Castrese vive nel territorio del Comune di Sessa Aurunca, comune della provincia di Caserta. Il suo nome gli deriva dal Santo Vescovo Castrese che, espulso dall'Africa settentrionale durante la Persecuzione Vandalica, verso la metà del V secolo, si è probabilmente rifugiato in questi luoghi, dove ha continuato la sua missione apostolica. Il nucleo urbano sorge su una ridente collina, a ridosso della piana del Garigliano, fiume che segna il confine tra il Lazio e la Campania, con un'altitudine di 46 metri s.l.m.. Il clima mite e la fertilità del suolo favorisce ancora le colture e le piantagioni, che hanno caratterizzato da sempre la Campania Felix. Il paese è collegato attraverso una strada provinciale con il centro di Sessa Aurunca , distante km 9 e con la SS.430 a metri 100. Con quest'ultima è possibile raggiungere la SS.n. 7 Appia a 3km; il mare a 11km e le terme di Suio a 3km.

Storia di San Castrese

La comunità di San Castrese vive nel territorio del Comune di Sessa Aurunca, comune della provincia di Caserta. Nel territorio di San Castrese si possono individuare tracce di civiltà dell'età eneolitica, rinvenute in occasione di uno scavo.Il materiale è ascrivibile alla "facies del Gaudo" reperti che possono trovare immediato riscontro nella necropoli di Paestum. La carenza di fonti storiche adeguate ha generato non poche difficoltà nel percorrere le vestigia di un glorioso passato di questo meraviglioso territorio, patria di poeti e letterati antichi e nuovi, colonia del diritto latino già nel 313 a.C. ed elevata a municipium nel periodo della "Lex Iulia Municipalis". Il nostro paese era situato nei pressi della loc. S. Venditto (San Benedetto), a valle dell'attuale collina dove sorge il centro urbano di San Castrese,che anticamente si denominava Villa Lauriana. Questo nome compare provvidenzialmente, per la prima volta, nella cronaca di Montecassino, che si riferiva ad avvenimenti verificatisi tra il 997-1010. Dai reperti archeologici custoditi nell'antiquarium parrocchiale, frutti di un accurato studio del territorio iniziato nel 1989, si possono notare i frammenti di una civiltà che copre un arco di tempo che va dal III secolo a.C. al III secolo d.C. Villa Lauriana, in epoca romana, doveva essere un fiorente centro agricolo grazie alla fertilità dei terreni e degli affioramenti sorgentizi naturali che ne agevolavano la coltivazione. Verso la metà del V secolo, come si può desumere dai codici della "Vita S.Castrensis", il Santo ha incontrato probabilmente la nostra comunità e, secondo la tradizione, si è soffermato in meditazione in una "romita celletta" sulla sovrastante collina, dove sorge l'odierno paese. Alla morte del Santo viene edificata una chiesa in suo onore. Con molta probabilità, verso nel corso dell'VIII o IX secolo, si sono insediati nella nostra Villa Lauriana i monaci di Montecassino, guidati, forse, sia dall'esigenza dell'evangelizzazione, e sia per la favorevole posizione naturale. E' notizia certa la presenza dei benedettini prima del X secolo, con la prepositura di San Nicola, situata nella zona che ancora si denomina "Lauriana", attigua alla collina di San Castrese. Della prepositura suddetta, dipendente dall'abbazia cassinese, si possono osservare in loco alcuni resti e la piccola chiesa di San Nicola edificata anche con materiale di spoglio appartenenti ad edifici romani. La porta di bronzo della basilica di Montecassino , fatta realizzare dall'Abate Desiderio nel 1066, annovera tra le pertinenze dell'Abbazia la nostra Villa Lauriana, per cui si conferma l'appartenenza alla famosa "Terra Sancti Benedicti". In un documento del 1032 si descrivono i confini e vengono elencate le chiese della diocesi di Sessa Aurunca, tra cui alcune presenti nel nostro territorio. Non compaiono, tuttavia, le chiese di San Benedetto e di San Nicola, situate al centro di Villa Lauriana, poichè appartenenti ai monaci. Nel privilegio dell'imperatore Lotario III, del 1137, infatti, vengono menzionate queste due chiese tra le pertinenze di Montecassino. In questo periodo e, probabilmente, dall'Alto Medio Evo, i benedettini hanno avuto un ruolo guida della Comunità locale. Dai documenti dell'archivio di Montecassino, soprattutto in alcuni del sec. XIII, si rileva che molte terre venivano coltivate direttamente dai monaci con l'ausilio di alcuni agricoltori a loro servizio, altre invece venivano concesse con contratti di Livello o enfiteusi. Ma gli abitanti di Villa Lauriana elargivano la metà dei prodotti, causa l'abbondanza del raccolto, determinata dalla fertilità dei terreni, mentre gli altri locatori della terra di San Benedetto dovevano dare al monastero soltanto la decima parte del raccolto. Ma le ricchezze naturali, unite alla vulnerabile posizione geografica ed altre vicende storiche che hanno segnato la terra di San Benedetto, hanno attirato l'attenzione di barbari, saraceni e nemici dell'abbazia, devastando a più riprese questa zona "igne ferroque". La popolazione di Villa Lauriana, verso la fine del medioevo, esausta da devastazioni e saccheggi, si sposta anche per motivi di sicurezza sulla vicina collina e costruiscono il nuovo nucleo urbano di San Castrese. Tale denominazione doveva essere già esistente per la presenza di un'antica chiesa dedicata al Santo patrono Castrese. Questa, verso la fine del 1500, essendo ormai pericolante fu demolita e ne venne costruita una nuova corrispondente alla precedente chiesa parrocchiale. I monaci edificarono la nuova prepositura con le caratteristiche tipiche degli ambienti monastici, ambienti monastici, comprendenti anche piccoli appartamenti per le persone di servizio. Le prime abitazioni vennero costruite intorno alla prepositura, che costituiva il riferimento della popolazione locale.

(Immagini da A. De Santis, La numerazione dei Fuochi a Sessa nel 1447, in "Latina Gens", 1939, n. 9-10)


Nel 1447, con la numerazione dei "fuochi" (tassa di famiglia), abbiamo notizia delle famiglie di San Castrese e di località limitrofe, che ora sono parte integrante del suo territorio. Verso la fine del XIV secolo, quindi, con l'abbandono di Villa Lauriana e il nuovo insediamento urbano sulla collina di San Castrese, si ha il cambio di denominazione del Paese. Tale ipotesi viene confermata da una nota della Cronaca Cassinese redatta nel 1668: "(Villa Lauriana) che ora si chiama San Castrese era una Villa, ubicata nei pressi della nostra prepositura di San Castrese".


In questo periodo, come recita il prezioso documento, "dell'antica Villa Lauriana rimangono appena i resti della Chiesa (di San Venditto), lungo la strada per Gaeta". Verso la fine del 1600 inizia la costruzione dell'artistica cappella di Sant'Antonio, voluta dal dotto sac. Don Francesco Sciarretta, mentre nel corso del 1700 si ha la configurazione dell'attuale centro storico. Nel 1734 San Castrese è ancora parte integrante della "Terra Sancti Benedicti", come si evince anche da una carta toponomastica e da un documento del 1850 conservato nel nostro archivio nel quale, il sacerdote Don Tommaso Sciarretta riporta un antico elenco di famiglie la cui provenienza è del territorio cassinate. Si potrebbe trattare di un ripopolamento della nostra terra ad opera dei monaci, fenomeno avvenuto anche in precedenza dopo devastazioni e saccheggi. Per effetto delle leggi eversive della feudalità, il governo francese, nel 1807, sopprime l'ordine benedettino di Montecassino, ne confisca tutti i beni e l'anno successivo vengono venduti all'asta fiscale. Con l'espulsione dei monaci subentrano alcune famiglie, soprattutto i nuovi acquirenti, a gestire l'economia locale basata quasi esclusivamente sull'agricoltura. Non sono mancati in questo periodo episodi di brigantaggio che ancora una volta segnano negativamente la tranquillità e la stabilità della popolazione locale. Un tempo la prepositura era preparata ad affrontare tali situazioni di precarietà di sicurezza poichè, alle prime avvisaglie di invasione, si percorrevano i cunicoli che, dalla cantina, portavano in aperta campagna dove si riparava la gente in fuga. A partire dagli anni '50 del secolo scorso viene inferto un nuovo

colpo di grazia al pur ricco territorio sancastresesano. Le trasformazioni agrarie, effettuate con i fondi dello Stato, in assenza di controlli previsti dalle leggi nazionali, hanno cancellato segni eloquenti di civiltà del territorio e persino i ruderi delle numerose chiese presenti intorno al secolo XI. Dal 1989 la commissione socio culturale della parrocchia ha raccolto i frammenti di un ricco patrimonio e, rivisitando la memoria storica, ha cercato di restituire valore e significato a nomi di luoghi dialettalizzati che non venivano più riconosciuti. Si spera che i tasselli di questo mosaico abbiano offerto una sintetica lettura della travagliata storia del popolo di S.Castrese.

Tradizioni Locali




Arrivo della befana per i bambini nel CSP
Ogni anno, il 6 Gennaio, dopo l'annuale Recita Natalizia, la Befana arriva nel Centro Socio Pastorale per festeggiare l'Epifania assieme ai bambini.


Festa Patrono
L'11 Febbraio si festeggia la festa del Patrono del nostro Paese, San Castrese.


S. Giuseppe
Piscinola, per ascoltare la messa pressa la suddetta Cappella ed in seugito riunirsi in comitive ed organizzare die pic-nic.


Veglia e Canti
Veglia al Santissimo sepolcro con Il Canto delle 24 Ore della Passione e altri canti propri del folclore sancastresano
Preparazione pastiere e altri prodotti tipici
E' usanza che il Sabato Santo la comunità sia occupata nella preparazione delle Pastiere ed altri prodotti tipici.


Processione con il Santo Patrono per le vie del paese
La Festa di Maggio è uno degli eventi più tipici e caratteristici della nostra tradizione. Tutta la popolazione si riunisce per assistere alla messa in onore del Santo e lo accompagna in seguti per le vie del paese fino al suo ritorno in chiesa. Al termine della processione le famiglie si riuniscono nelle proprie case per pranzare con alcuni piatti preparati esclusivamente durante questo giorno. La sera l'intero paese è animato da bancarelle, giostre per i giovani e concerti nella piazza principale.


Festa di Sant'Antonio, distribuzione Pane e cena anziani


Serata conviviale con prodotti tipici trasformati dalla


Serata di musica e danze arricchita da cucina locale
Clicca qui per maggiori informazioni sull'attività del Centro Socio Pastorale

Festa della salciccia organizzata dalla proloco


Festa Madonna del Rosario
Processione del paese


San Nicola
Falò di S. Claus ed inaugurazione del periodo natalizio da parte di Babbo Natale
Festa di fine anno
Canti popolari locali e scambio di "crespelli".

La Festa Patronale

San Castrese è il patrono di questa comunità, che da lui prende il nome. La festa liturgica si celebra dall' anitichità l'11 Febbraio e ciò conformemente a quanto attestano gli antichi matirologi. Dal 1895, per concessione della sede apostolica, la festa patronale si celebra la quarta Domenica di Maggio. Questa ricorrenza venne istituita per ampliare la solennità dei festeggiamenti e quindi implementare il riflesso sociale poichè nel mese invernale non è possibile organizzare manifestazioni esterne.La festa viene celebrata in quattro giorni: Sabato, Domenica, Lunedì e Martedì, e segue uno schema consolidato. I giorni e gli orari vengono scanditi armonicamente sia per la parte liturgica che comunitaria esterna. Molti dei sancastresani emigrati fanno ritorno alle proprie famiglie per prendere parte ai festeggiamenti. Da alcuni anni la Santa Messa del Lunedì viene celebrata presso l'Edicola di San Venditto per sottolineare il collegamento con i luoghi della memoria che hanno visto il passaggio di San Castrese nella nostra terra. L'organizzazione è curata da tre commissioni parrochiali che si alternano ciclicamente ogni anno. Dal 1990, in coincidenza della celebrazione del Sinodo Diocesano, la commessione festiva ha recuperato gradualmente la sua natura ecclesiale come si evince anche dagli articoli 42 e 43 dello statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale. La nuova prospettivainquadra la comunità cristiana come il soggetto della festa e rende onore al Santo non tanto per la consistenza delle manifestazioni esterne quanto invece nell'imitazione della vita di San Castrese.

Nella gallery è possibile visualizzare le foto riguardanti tale celebrazione.

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